Un pensiero sulla luce.

Questo paragrafo è dedicato ad un gentile follower che mi ha contattato chiedendo spiegazioni su una frase che aveva sentito dire a Piero Angela in una delle sue interessanti puntate di Superquark. Sembrava che il grande Piero Angela avesse detto che la luce non esiste e che la costruiamo noi coi nostri occhi. Detto così, non è che ci trovai molto senso. Innanzi tutto, è chiaro che una frase va interpretata in base al suo contesto, e qui il contesto mi mancava del tutto. In secondo luogo, sospettavo un famoso effetto di aberrazione da passaparola. Non so se conoscete il famoso gioco del messaggio trasmesso per passaparola: il telefono senza fili. Si gioca in gruppo: un giocatore inizia dicendo a un altro una frase all’orecchio; questo, poi, ripete la stessa frase a un altro giocatore e così via fino all’ultimo. In teoria l’ultimo dovrebbe aver recepito la medesima frase iniziale. Spesso non è così, perché il messaggio si distorce di passaggio in passaggio: c’è chi pronuncia male, chi sente male, chi fraintende, ecce cc insomma alla fine il messaggio è distorto. E quindi, alla fine, quando l’ultimo giocatore dichiara cosa ha capito e il primo dichiara cosa invece aveva detto, in genere ci si scompiscia delle risate. Che volete, giochi d’altri tempi, quando non c’erano i cellulari e ci si divertiva stando in compagnia. Tornando alla frase di Piero Angela, io mi sentivo come l’ultimo di quei giocatori del passaparola, con una frase apparentemente senza senso della quale avrei dovuto dare qualche spiegazione, almeno nelle aspettative del gentile follower. Chiaramente presi tempo per fare le mie ricerche e alla fine ne venni a capo… per fortuna! Perché quella frase racchiudeva un’osservazione sulla luce di una sublimità unica. Ecco perché ho messo in titolo a questo paragrafo “…una speculazione” ma tengo a precisare che l’idea non è mia e, anzi, ringrazio chi mi ha dato modo di andarla a scovare.

Cercherò di essere quanto più semplice possibile.
Proviamo a distinguere tra le mere radiazioni elettromagnetiche (luce, onde radio, microonde) prodotte o riflesse dai corpi e quella che qui chiameremo “luce”. Per “luce” voglio intendere il “significato” di quello che vediamo, e non più il “mezzo” tramite il quale noi riusciamo a percepirlo (cioè le radiazioni elettromagnetiche emesse e che arrivano ai nostri occhi). Per esempio, un albero riflette tutte le radiazioni emesse dal sole o dalle lampadine che illuminano l’ambiente. L’albero quindi “emette” e “riflette” una marea di onde: le riceve dalla sorgente di luce e le riflette in tutte le direzioni e in genere dopo averle modificate. Se illuminiamo con una luce bianca un albero, le foglie rifletteranno la luce verde, mentre il tronco rifletterà la luce più marroncina che caratterizza il colore del fusto. Ma noi non vediamo soltanto la luce riflessa dall’albero perché vedremo anche la luce di tutti gli oggetti circostanti ed in particolare anche quella dello sfondo. Se apriamo gli occhi, il nostro cervello è in grado di captare tutte queste radiazioni ciascuna con la sua intensità, colore punto di provenienza ecc e che ci arrivano tra l’altro tutte assieme a insieme a tante altre… come il riverbero o il riflesso di chissà quali altri oggetti. Ma per isolare, da questa pletora di radiazioni l’informazione di “albero” il cervello deve fare tanto lavoro, deve riconoscere dei pattern di colori, di punti di provenienza, di intensità della luce in mezzo a un continuo di radiazioni di ogni tipo. E poi mica gli alberi son tutti uguali. Anzi, non esistono due alberi uguali. Il cervello deve riuscire a rintracciare e ricostruire l’ “albero” per come lo conosciamo noi. Per far questo deve avere in memoria il “concetto” di albero da utilizzare come modello assieme a tutti gli altri modelli che ha in memoria: la pianta, l’uomo, il cielo, l’erba ecce cc. Il cervello riesce a trovare il giusto match tra la pletora di raggi elettromagnetici in arrivo ad ogni istante e la pletora di infomazioni che ha in memoria. Ed ecco che riconosce l’albero in maniera assolutamente spontanea e naturale. Ma l’albero non è l’informazione che è arrivata agli occhi sotto forma di radiazioni elettromagnetiche… è invece il significato che è riuscito a dare a questa. La “luce”, giustamente distinta delle semplici “radiazioni elettromagnetiche” ed utilizzata nella sua accezione più elegante, è la “presa di coscienza”. Il “buio” è, invece, l’assenza di concetto, che può derivare dal mancato arrivo delle radiazioni ai nostri occhi, ma anche dall’assenza di giudizio.

La luce è appunto chiarezza… riconoscimento, informazione. Informazione che solo il cervello elabora. È una bella distinzione tra il mezzo per traportare le informazioni (le radiazioni che partono da un oggetto e arrivano ai nostri occhi) e l’informazione stessa.

Alla fine delle mie ricerche iniziate da quella innocente domanda del gentile follower, dovetti ammettere che solo una persona come Piero Angela poteva fare questa distinzione così sublime e, per di più, renderla pubblica a tutti.

 

nota: immagine in evidenza scaricata con gratitudine dal sito https://pixnio.com/it/oggetti/dispositivi-elettronici/luci-elettriche/lampadina-legno-luce-elettricita.