Ho avuto l’onore di commentare alle telecamere di RaiNews24 la decisione dell’Unione Europea di concedere una proroga per altri cinque anni all’utilizzo del GLIFOSATO, discusso erbicida. Cerchiamo di mettere chiarezza e di fugare inutili preoccupazioni.

Di che sostanza stiamo parlando? Il glifosato è una molecola di sintesi, significa che non è naturalmente presente nell’ambiente ma è costruita ad hoc nei laboratori chimici.

La Monsanto Company aveva il brevetto di produzione ma poi è scaduto nel 2001 e da allora è di pubblica produzione. E’ una molecola piccolina, ed è simile all’amminoacido glicina, che tutti conosciamo perché è uno degli amminoacidi che costituiscono le proteine di cui tutti noi siamo fatti. A differenza della glicina, però, il glifosato ha un gruppo fosforico in più che lo rende particolarmente diverso dalla glicina, infatti è utilizzato come erbicida.

Perché è così diffuso? Sicuramente ha degli indiscussi vantaggi: agisce ad ampio spettro, cioè esercita la sua azione nei confronti di molte piante infestanti. Tecnicamente si dice che è un erbicida non selettivo. Inoltre è anche poco persistente, cioè viene degradato facilmente e in tempi abbastanza brevi dagli organismi naturalmente presenti nell’ambiente ed in particolare nel suolo. Spesso, una volta messo nei campi, non percola più di mezzo metro di terreno e non arriva neanche all’acqua di falda. Proprio perché viene degradato prima. Inoltre, quando è stato introdotto era molto meno tossico rispetto agli altri erbicidi che si usavano allora. Certo ora l’atrazina & Co. difficilmente va in giro… ma comunque il glifosato non è particolarmente tossico, parliamo di una soglia di tossicità dell’ordine delle parti per milione per ogni chilo di peso corporeo. Nella mia vita di chimico ho visto di peggio.

Perché c’è preoccupazione allora? Perché è stato introdotto recentemente nella categoria dei “sospetti cancerogeni” (categoria 2A) dall’International Agency for Research on Cancer. Si sospetta che sia cancerogeno, quindi. Attenzione, questo non significa che sia stata provato l’effetto cancerogeno, quantomeno sull’uomo, ma solo che ci sono ragionevoli sospetti. Gli studi finora non hanno infatti mostrato chiari effetti cancerogeni sull’uomo ma solo indicato certi effetti su animali modello. non dobbiamo allarmarci più di tanto a mio avviso: le cozze contengono metalli pesanti ma son buone (almeno per i buongustai come me!), la carne arrostita contiene composti, questi sì, cancerogeni, ma ogni tanto una bisteccona al barbecue ce la facciamo con piacere… quindi nella categoria “sospetto cancerogeno” ci stanno anche le patatine fritte tra poco! certo, il glifosato è un erbicida, se si sostituisse con qualcosa che sicuramente non fa male, non sarebbe malaccio.

Perché l’unione Europea non è stata unanime nei pareri? C’è sempre da fare un bilancio tra costi e benefici. Togliere di mezzo il glifosato metterebbe in difficoltà le aziende, ma è pur vero che esiste un principio, chiamato principio di precauzione, che dice che nel dubbio meglio agire nel senso della proibizione all’utilizzo per salvaguardare la salute umana. Come si vede quindi la situazione è dilemmatica, senza contare poi gli eventuali effetti a cascata, come per esempio il verosimile aumento dei prezzi, la preferenza del consumatore ad acquistare prodotti d’importazione più a basso costo (commenti sui controlli ne avete?) e il fatto che un eventuale divieto di utilizzo darebbe un impulso alla ricerca scientifica perché si dovrebbe trovare un sostituto.

Il mio parere? E me lo chiedete? Togliere di mezzo il glifosato darebbe un forte input alla ricerca scientifica per trovare un sostituto. Ma è sempre stato così: quando una sostanza non va più bene la si toglie di mezzo e la chimica, nella sua grande varietà, propone un sostituto migliore. Alternativa secondo me che non deve essere solo a livello chimico, cioè di molecole utilizzate, quanto piuttosto nelle procedure stesse: pensiamo un po’ all’agricoltura biologica che sempre più spesso è oggetto di attenzioni da parte dei consumatori, oppure ad altre pratiche, poco conosciute magari, come il pirodiserbo, che consiste, dietro il buffo nome, nel “bruciare” letteralmente le erbacce con opportune fonti di energia ed opportune modalità insegnate dal progresso tecnologico. …Un po’ come facevano i nostri nonni quando andavano a zappare, raccoglievano le erbacce e le bruciavano.

Se volete vedere l’intervista ecco i link

www.ismn.cnr.it/MP4/Pietro_Calandra-glifosato.mp4