Ed eccoci qui: a distanza di 6 mesi riprendo a scrivere. Scusate l’assenza (mi siete mancati davvero) ma ho avuto il piacere e l’onore di dedicare attenzioni alla mia piccola pupa. Ora, a tredici mesi inizia ad andare all’asilo: il primo piccolo passo verso una propria indipendenza che, prima o poi, qualunque genitore dovrà affrontare.

Allora…. Dato che siamo ancora nel 2019, anno dichiarato come “anno internazionale della tavola periodica” dall’UNESCO (date un’occhiata al link http://www.unesco.it/it/News/Detail/468), vi racconto qualche aneddoto su questi cari protagonisti: gli atomi.

E non posso che iniziare dal primo e il più semplice: l’idrogeno. È il primo non solo in ordine di peso e di numero atomico (ha infatti un solo protone nel nucleo) ma anche primo in termini di importanza: pensate che i tre quarti della massa dell’intero universo conosciuto, è dovuta all’idrogeno.

Ma qui voglio parlarvi della competizione vinta con la birra.

Correva l’anno 1952 e siamo nel Michigan. Un fisico brillante appena assistente dal nome di Donald Glaser sta come al suo solito bevendo a sua amata birra in un pub di zona. È un fisico occhialuto e stempiato che ne traccia connotati nerd, ma è spumeggiante dentro quanto la sua amata Pilsener.

Sta osservando la su amata bevanda portare a galla le microbollicine per far assestare la schiuma. Lui sa come si formano le microbollicine: per una irregolarità nella liscia superficie del vetro che innesca la nucleazione dei gas disciolti e la formazione delle bolle.

In quegli anni si usava un principio simile per la rilevazione delle particelle elementari: siamo al seguito del progetto Manhattan e si vanno scoprendo i pioni, muoni, kaoni… tutte particelle elementari della fisica sub-atomica. La fisica atomica sta andando a manetta e la scoperta della selva di particelle elementari sta dando spinte notevoli nella comprensione della materia.

Nei reattori nucleari e negli acceleratori di particelle si facevano esperimenti ma bisognava rilevare la presenza dei prodotti di reazione. Le particelle venivano allora rilevate con la camera a nebbia.

Una camera riempita con una fitta nebbia dove il passaggio di una particella elementare lasciava una scia di goccioline. Un po’ come la scia degli aerei a reazione che si vedono nel cielo.

La nebbia è un sistema instabile: la perturbazione data dal passaggio della particella elementare faceva condensare goccioline lungo la traiettoria. Il principio è lo stesso della formazione delle minuscole bollicine nella birra di Donald.

E qui il lampo di genio: il liquido è molto più denso della nebbia, in un dato volume ci sono molte più molecole rispetto alla nebbia quindi dovrebbe essere un mezzo molto più efficace per rilevare il passaggio di una particella elementare.

Così perché non sostituire la nebbia con la birra?

L’idea è geniale, utilizzare la “camera a birra” era un tantino azzardato forse, ma non per l’amante della bevanda. Si mise al lavoro per rilevare le particelle elementari con la birra, portando casse di preziosa bevanda nei laboratori e sacrificandole agli altari della scienza. Con l’ovvio malcontento dei colleghi che mal sopportavano il tanfo di birra evaporata.

Gli esperimenti furono fiaschi continui, ovviamente.

Fu Luis Alvarez, quello dell’ipotesi del meteorite quale causa di estinzione dei dinosauri (sì, proprio lui) a portarlo a più saggi consigli.

Donald sostituì quindi la birra con l’idrogeno liquido. Se portato prossimo al punto di ebollizione, il passaggio di una particella elementare innescava l’ebollizione lungo il suo passaggio. Sostituzione da Nobel: dopo appena otto anni dall’intuizione al luppolo nel pub di zona, il Glaser vince il Nobel nel 1960 alla tenera età di trentatrè anni.

La camera a bolle sostituisce la camera a nebbia e rileva meglio le particelle elementari. Chissà con quanta birra avrà festeggiato il nostro fisico occhialuto!

La morale è sempre quella: la scienza progredisce grazie anche a intuizioni sulle quali non avreste scommesso neanche una birra.

Ne abbiamo parlato nella puntata radio “Solo Cose Belle”, su Radio Cusano Campus, condotta magistralmente da Misa Urbano. Se volete sentire l’intervista potete cliccare qui https://www.tag24.it/podcast/pietro-calandra-solo-cose-belle-28092019/

Inutile dire che l’idrogeno è uno dei protagonisti della mia raccolta di racconti “Elio era nel pallone – racconti atomici”: si fidanza con la bella “Idrogena” ma la coppia…. Eh.. e che vi racconto la storia qui?

Se volete sentire perché questi racconti sono fighi potete sentire quest’intervista https://www.tag24.it/podcast/pietro-calandra-rcc-estate/

oppure le varie recensioni sul web.

O, meglio ancora andare su amazon… 🙂

https://www.amazon.it/Elio-era-pallone-Racconti-atomici/dp/8899913528https://www.tag24.it/podcast/pietro-calandra-rcc-estate/