Conosciamo tutti lo iodio, vuoi per l’omonima tintura vuoi per il sale iodato. E’ proprio di questo secondo, prezioso, materiale che voglio parlare in questo post.

Lo iodio appartiene al gruppo degli alogeni, numero atomico 53, il che significa che ha 53 protoni nel nucleo, e di conseguenza anche 53 elettroni nella sua forma neutra. Ma soprattutto significa che gli manca solo un elettrone per raggiungere una invidiabile stabilità chimica. Per questo, reagisce bene anche con le molecole organiche. Lo iodio, quindi, rientra nell’architettura molecolare di una classe di ormoni chiamati tiroidei perché prodotti dalla tiroide. Sono i famosi T3 e T4, dove il pedice indica il numero di atomi di iodio presenti nella molecola. Sull’importanza di questi ormoni non voglio spendere parole tanto è conclamata la loro importanza: regolano il metabolismo e la maturazione neuronale. La sua carenza provoca il gozzo, malformazioni congenite e problemi nello sviluppo intellettivo fino al cretinismo. E’ un prezioso elemento che deve essere presente nella dieta.

L’India, purtroppo, è un territorio povero di iodio per natura. I casi di carenze di iodio arrivano a circa un miliardo. Un problema evitabile se, come si fa in tutti gli altri paesi, si aggiungesse dello iodio nel sale da cucina. Il problema è che lo iodio in India ci dev’essere trasportato… e i costi di trasporto possono diventare un problema se la regione è povera.

Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare: In India la produzione di sale è stata per lo più attività del popolo. Celebre la marcia del sale del Mahatma Gandhi del 1930: una marcia di 400km diretta verso Dandi, una città costiera, per protestare contro un’avida tassa dell’8.2% imposta del governo britannico (ricordiamoci che allora l’India era una colonia britannica) sulla produzione di sale che a quei tempi veniva fatta in casa dalla popolazione locale. Le persone lasciavano asciugare l’acqua del mare per poi rivendere il prezioso sale e racimolare così qualche spicciolo per campare. Questa tassa era chiaramente inaccettabile e come scrive lo scrittore Sam Kean “è un po’ come tassare gli esquimesi sulla vendita del ghiaccio”.

Gandhi nella sua marcia voleva suggerire alla popolazione di produrre illegalmente il sale in questo modo. Diciassette anni dopo l’india divenne indipendente e il sale da cucina era diffuso, ma in un paese naturalmente povero di iodio, era un sale che ne conteneva davvero poco.

Molti Paesi, Svizzera per prima nel 1922, hanno adottato la soluzione di imporre ai produttori di sale l’aggiunta di iodio nel loro prodotto. Un po’ tutti i Paesi del mondo adottarono questa strategia perché era un modo economico ed efficace per far assumere iodio alla popolazione a sufficienza …anche perché i danni, anche economici, dovuti dalla sua carenza sarebbero stati gravi e ingenti: malformazioni, malati di gozzo, cretinismo. Anche nel subcontinente indiano vennero promulgate varie leggi al riguardo.

In un’India indipendente e evoluta anch’essa dal punto di vista medico/scientifico, però, un’imposizione del genere avvenuta nel 1998 ha avuto il suono di un ritorno di colonialismo. La popolazione mal vedeva l’ingerenza della scienza “estera” e ci fu una levata di scudi. I seguaci di Gandhi addussero le motivazioni più bizzarre per impedire tale soluzione, sotto gli occhi sbigottiti dell’ONU e degli stessi medici indiani. Il consumo di sale arricchito di iodio calò del 13% e in proporzione aumentarono i casi di malformazioni congenite. Finalmente nel 2005 il nuovo governo mise definitivamente al bando il sale non arricchito. Ma unitamente ai problemi economici legati al trasporto dello iodio in un territorio povero di iodio come l’India, il risentimento in nome di Gandhi mobilita ancora le folle e ancor’oggi mezzo miliardo di persone in India non assumono iodio a sufficienza.

Bertrand Russell (1972-1970) filosofo, matematico, attivista e saggista scrive “L’energia utilizzata nel pensiero sembra avere origine chimica … Per esempio la carenza di iodio trasformerà un individuo intelligente in un idiota. I fenomeni della mente sembrano legati a doppio filo con la struttura materiale dell’organismo.”

La morale che dobbiamo trarne è che la chimica fa parte di noi, incluso il nostro pensiero e la nostra coscienza. Ma una lezione forse ancora più importante è che se il progresso della conoscenza ci suggerisce delle cose, queste vanno seguite. Per il nostro bene. Mettiamo la bando sentimenti, paure, ideologie… ne va della nostra salute. Fidiamoci della scienza. Nulla in contrario sul fatto che ogni convinzione scientifica può essere messa in discussione in qualunque momento, vedi per esempio l’inadeguatezza della fisica classica ai primi del 1900 per spiegare il mondo degli atomi e che ha dato, per fortuna, inizio allo sviluppo della meccanica quantistica. Ma le prescrizioni della scienza devono essere messe in dubbio su fatti concreti, dimostrati e dimostrabili, non certo da emozioni, opinioni o prese di posizioni ideologiche. Perché a pagarne è la collettività tutta.

Ne parleremo a radio Cusano Campus (FM 89.100 a Roma; FM 95.800 a Palermo, le altre città non so…) con la giornalista Misa Urbano sabato mattina intorno le 09.30 nel suo programma “Solo cose belle”.